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20 anni di Civitanova Danza Festival

20 anni di Civitanova Danza Festival

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Cosa significa avere 20 anni? Crescere, progettare, cambiare. Nel caso del Festival Civitanova Danza, arrivato quest’anno alla sua ventesima edizione, significa anche affermare con forza di esserci, nonostante le difficoltà dell’infelice periodo economico, e di resistere, di portare avanti un progetto nato tanti anni fa e diventato oggi necessario per una città intera e per coloro che arrivano da fuori per partecipare. «Un’arte così bella e fragile come la danza non sembrerebbe immediatamente potersi connettere a una città dedita all’industria, commercio e turismo – ha dichiarato in un’intervista il direttore del Festival Gilberto Santini – La danza non è per Civitanova il frutto di un ragionamento, è qualcosa che serve come può servire un sogno; si può arrivare a festeggiare 20 anni perché questo sogno non può essere interrotto».

pubblico di Civitanova Danza, Teatro Rossini – foto di Luigi Gasparroni

Il Festival di Civitanova Danza ha iniziato quest’anno a porre le basi per trasformarsi in vero e proprio festival, raggruppando gli spettacoli in serate uniche, in maratone danzate. E così gli appuntamenti del cartellone sono stati concentrati nella stessa giornata; appuntamenti mirati a coinvolgere la città, aprendo ai tanti ragazzi che amano questa disciplina e a cui ogni giorno dedicano tempo e passione. I tre teatri di Civitanova – Cecchetti, Annibal Caro e Rossini – hanno visto debutti e prime nazionali coinvolgenti, affascinanti e allo stesso tempo toccanti, come il criptico e commovente Pinocchio leggermente diverso di Virgilio Sieni con un non-vedente in scena, come l’energico Robot! della Compagnia Blanca Li – coreografa dei film di Gondry, Almodovar e dei videoclip di gruppi come Daft Punk e Blur –; come il virus caloroso, informe e contagioso di Sudvirus della Compagnia Zappalà Danza o l’emozionante musical postmoderno di Giulio D’Anna e i suoi otto ballerini di O O O O O O O O, spettacolo sulle relazioni interrotte, dotato di una sensibilità rara; come le straordinarie compagnie israeliane di Noa Shadur e il suo claustrofobico We do not torture people e quella guidata dal coreografo Roy Assaf che ci ha interrogato, con The hill, sulla lotta tra due popoli per la divisione di un territorio.

Svetlana Zakharova – foto di Pierluigi Abbondanza

Festeggiare i 20 anni ha significato anche regalarsi una notte speciale: La notte della stella, con una splendida Svetlana Zakharova protagonista. Standing ovation per applaudirla e richieste di bis senza fine: l’étoile del Balletto Bolshoi di Mosca e del Balletto del Teatro alla Scala di Milano ha emozionato e rapito chiunque. Il suo corpo sottile, le sue lunghe braccia e le sinuose gambe, uniti a un’eleganza irraggiungibile sono riusciti a catturare anche chi di danza non è intenditore, ma anzi sono riuscite a far di più: hanno fatto sbocciare la passione nei confronti della disciplina coreutica anche tra i più insospettabili.
Slanciata e eterea, sensuale e armoniosa, sofferente e meravigliosa, Svetlana Zakharova ha lasciato il segno nella città marchigiana. Protagonista di una serata di Gala, in cui si sono esibiti sul palco anche Tat’jana Bolotova, Mikhail Lobukhin, Anna Ol’, Artemij Pyžov, Vladimir Varnava e Semën Veličko, tutti bravissimi e perfetti. Diversi i passi a due eseguiti in cui si sono alternate coreografie di classica e moderna; indimenticabili i titoli interpretati dalla Zakharova, a partire dal primo e romantico Plus. Minus. Zero coreografato dal giovane e talentuoso Vladimir Varnava che ha accompagnato divinamente la Sublime sul palco. Impeccabili i due soli eseguiti dall’étoile: la Morte del Cigno, in particolare, non poteva trovare un’altra interprete altrettanto superba.

Le Corsaire – foto di Pierluigi Abbondanza

Le braccia trasformate in ali, il corpo che si piega, sempre più teso verso il basso, fino a cedere e lasciarsi andare a terra in una raffinatezza unica. Un altro solo raggiunge le corde interiori dell’ anima e trasporta lo spettatore altrove: il pezzo è Revelation su musica di John William e coreografia di Motoko Hirayama. Sola in scena la Zakharova segue col corpo i tasti violentemente e ripetutamente schiacciati sul piano di William che ostinatamente ripetono la stessa nota e che diventano lame di coltello; sono scatti malati e febbrili di una donna al buio, alle prese con le sue paure e ossessioni, che si trasformano in rivelazione quando il violino suona una melodia straziante. Su una sedia, che diventa il prolungamento del proprio corpo, l’étoile compie movimenti sospesi e furiosi, indice di una forza fisica che si può percepire e immaginare ma non vedere perché nascosta dalla sua classe e eleganza. Non trapela alcuno sforzo dalle sue acrobazie, ma solo incredibile abilità, emozionante virtuosismo e raffinatezza.
Ultimo titolo su cui si è esibita è stato Le Corsaire, classico di Marius Petipa su musica di Adolphe Adam che ha visto Svetlana Zakharova sul palco insieme al dirompente ballerino Mikhail Lobukhin con sorrisi, punte, tutù lucenti ed eterei passi, leggiadria e armonia: un’intramontabile coreografia che ha chiuso una serata magnifica, in cui la danza, l’arte, la raffinatezza e la bellezza sono state protagoniste.

Carlotta Tringali

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