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Cappuccetto Rosso Ascoli
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Cappuccetto Rosso Ascoli 2
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Teatro per Ragazzi
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Il successo di Cappuccetto Rosso della Luna nel letto ad Ascoli Piceno

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Domenica 28 ottobre 2018 si inaugurata la stagione di teatro ragazzi del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno con lo spettacolo Cappuccetto Rosso portato in scena dalla Compagnia La luna nel letto. Vi proponiamo qui alcune foto, scattate da Sandro Perozzi, del bel pomeriggio che tante famiglie hanno deciso di passare a teatro – tanto da registrare più di 600 presenze.  Ascoli Piceno organizza, in collaborazione con AMAT, da più di 10 anni la stagione dedicata alle nuove generazioni, consapevole di come questa forma d’arte antica trovi ancora oggi il suo senso più alto nell’educare alla bellezza e alla cultura a chi si sta affacciando al mondo.
Quest’anno il fil rouge della stagione – che lega i 4 appuntamenti domenicali che dopo Cappuccetto vedranno successivamente avvicendarsi sul palco Pollicino del Teatro del Piccione, Bu bu settete di Atgtp, La storia di Hansel e Gretel di Crest – è il tema della “paura”, esorcizzata, superata e vissuta come occasione di confronto con essa in una positiva e divertente esperienza di crescita.

I bambini, ma non solo, sono rimasti affascinati dal gruppo di danzatori-acrobati che, diretti dal sapiente Michelangelo Campanale, hanno affrontato con Cappuccetto Rosso la più popolare tra le fiabe che arriva da lontano e grazie alla scrematura del tempo racconta argomenti legati alla vita. Le relazioni tra i personaggi e la dinamica della storia si sono rivelati sulla scena attraverso il corpo, il linguaggio non parlato, ispirato all’immaginario dei cartoni animati di inizio ‘900; le luci, i costumi e le scene hanno dato vita a una danza di simboli, citazioni pittoriche (Goya, Turner, Bosch, Leonardo da Vinci), che hanno ridisegnato la fiaba con la semplicità di ciò che vive da sempre e per sempre.

 

Con lo stesso senso del rispetto e del coraggio la fiaba di Cappuccetto Rosso viene affrontata dal regista Michelangelo Campanale (coadiuvato dalle coreografie di Vito Cassano), che già in alcuni dei suoi precedenti lavori ha dimostrato quanto per lui sia importante rispettare la verità della fiaba: conoscere la verità e saperla affrontare è l’unico modo per crescere. Un lupo, una bambina, il rosso e il nero, una rosa e un gruppo di danzatori-acrobati. La messinscena di Campanale è un vero e proprio show che coinvolge e rapisce, ma dietro le luci, la musica, le danze frenetiche, si consuma una delle più ambigue delle fiabe: un lupo inganna una bambina e la divora. È un lupo antropomorfizzato quello di Campanale, un uomo elegante che sa danzare con leggerezza, ma che alla vista della bambina non sa reprimere i propri istinti animaleschi. Si rivolge anche a un pubblico di bambini che nonostante lo abbia visto braccato da un gruppo di cacciatori e ripetutamente colpito, ma mai mortalmente, non è dalla sua parte. Lo riconoscono come il lupo cattivo delle fiabe al quale spetta, alla fine, una meritata morte affinché il bene trionfi. È proprio a questo punto che il lupo ricorda ai bambini che ucciderlo è inutile, la paura è inarrestabile e non morirebbe insieme a lui. I momenti di divertimento e di eccitata allegria sono tanti e fanno da contrappeso a una storia della quale cogliamo la verità dolorosa nei momenti di delicatezza e rallentamento. Cappuccetto Rosso attraversa il bosco, a passi lenti, raccogliendo i fiori che il lupo ha messo lì per lei, una trappola, per condurla sulla soglia di una casa a lei nota ma che non avrà nulla di famigliare. Attraverso l’espediente del ralenty viviamo uno dei momenti più intensi dello spettacolo: un uscio che si apre e poi si richiude contiene tutta la disperazione di un evento. Cappuccetto Rosso è afferrata per le trecce e dopo non sappiamo più nulla di lei. In quel gesto violento è racchiuso tutto l’orrore di quell’esclamazione tanto attesa dai bambini, e ascoltata sempre con paura ed eccitazione: «è per mangiarti meglio!». Sebbene tutto avvenga con una lentezza inesorabile non possiamo far niente per lei, e quindi per noi, che siamo sempre coinvolti emotivamente. Non si può cambiare il destino della fiaba, è lui che opera in noi un mutamento, una crescita, ma solo se ci viene raccontata la verità. Campanale non adotta il finale di Perrault, ma il suo punto di vista è forse ancora più inquietante: la bambina si salva, ma il lupo non muore mai, è sempre in agguato. Questa volta Cappuccetto Rosso ce l’ha fatta, ma domani chissà…  Francesco Brusa, Nella Califano per “Planetarium. Osservatorio sul teatro e le nuove generazioni”

 

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