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Pagine di danza a Fabriano: Il lago dei cigni ovvero il canto

Pagine di danza a Fabriano: Il lago dei cigni ovvero il canto

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Pagine di scena
Pagine di scena

Cos’è un classico? Italo Calvino sosteneva che “il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui”. È iniziato con questa definizione il secondo appuntamento con Pagine di scena, ciclo di incontri che ha luogo presso la Biblioteca Romualdo Sassi di Fabriano. Dopo il dialogo tra teatro e letteratura avvenuto in occasione del Don Giovanni di Preziosi (leggi l’articolo), sabato 29 novembre a dialogare sono state la danza e la letteratura russa.

Infatti, in occasione de Il lago dei cigni ovvero Il canto, spettacolo interpretato dal Balletto di Roma con le coreografie di Fabrizio Monteverde, andato in scena al Teatro Gentile di Fabriano, sono stati ideati due appuntamenti collaterali per poter meglio completare la serata: oltre Pagine di scena – antipasto dello spettacolo – ha avuto luogo anche Stop! Visioni intorno alla danza, approfondimento post-spettacolo che ha visto Silvia Poletti, critica di danza e giornalista, andare ad analizzare le diverse sfumature del Lago dei cigni appena visto. La pièce infatti, liberamente tratta dal più celebre dei balletti tardo-romantici, è stata qui rielaborata completamente: un raduno giocato tra arte e vita dove quattordici danzatori, vecchie glorie ormai al tramonto, guidati da ricordi e spinti da un’esigenza interiore, provano il loro ultimo allestimento del balletto per eccellenza, mescolando la poesia coreografica disegnata di Marius Petipa e Lev Ivanov e le stupende musiche di Čajkovskij alle suggestioni offerte dal drammaturgo Anton Čechov, autore dell’atto unico Il canto del cigno.

Silvia Poletti
Silvia Poletti

Proprio Silvia Poletti, una delle due principali protagoniste di questa giornata di Pagine di scena insieme a Maria Elisa Montironi dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, ha iniziato il suo intervento sul Lago dei Cigni citando Italo Calvino e il suo pensiero sui classici. “Il compito degli artisti è riscrivere questi classici ed è proprio quello che ha fatto Fabrizio Monteverde, prendendo come riferimento un totem del balletto dell’800 e facendolo diventare qualcos’altro attraverso la sua sensibilità”. Dopo questa introduzione la Poletti ha raccontato che cosa è Il lago dei cigni, ossia lo iato tra 800 e 900, il momento in cui tutte le certezze strutturate del secolo del grande balletto (l’800 appunto) si rompono e si inizia a intravedere una modernità. “Nel 900 il coreografo inserisce qualcosa che non c’era, ossia l’emozione, l’empatia, la psicologia del personaggio.” Marius Petipa, nel 1895 inventa un linguaggio del cigno che caratterizza l’atmosfera che sarà propria del balletto del 900. “Le linee geometriche tipiche della classica si rompono, nel cigno Lev Ivanov inserisce l’imitazione dell’animale e racconta la consapevolezza di una creatura che sa che l’uomo è fallace e la purezza dell’amore verrà tradita.”

Teatro Gentile Fabriano, un momento di Stop! Visioni intorno alla danza
Teatro Gentile Fabriano, un momento di Stop! Visioni intorno alla danza

Il critico di danza ha continuato poi il suo intervento parlando de La morte del cigno, rilettura del coreografo Mikhail Fokine, composta nel 1901 appositamente per Anna Pavlova e messa in scena per la prima volta nel 1905 a San Pietroburgo, che ha rivoluzionato per sempre Il lago dei cigni: Fokine ha portato all’estremo la lezione di Ivanov, con un cigno al suo ultimo istante di vita. Nel 900 ci sono state moltissime letture e la Poletti cita su tutte quelle di John Neumeier, Mats Ek e Matthew Bourne. Quella di Monteverde si muove in un territorio dove la vecchiaia è sinonimo di vissuto, ma anche dove la danza – una volta che il ballerino/a ha raggiunto un’età troppo adulta – non perdona: prendere quindi in considerazione Čechov e il suo Il canto del cigno ha una valenza metaforica e simbolica forte e aggiunge una chiave di lettura molto personale di questa arte in cui c’è abbandono e nostalgia del passato.

A concludere Pagine di scena è toccato a Maria Elisa Montironi che ha regalato ai partecipanti una lettura commentata dell’atto unico di Čechov. Come ha spiegato la studiosa il lamento dell’attore protagonista di queste pagine russe, ubriaco di solitudine e di ricordi, ricalca la scissione del giovane Čechov che aveva 27 anni quando ha scritto Il canto, diviso tra gli studi per diventar medico e la sua grande passione per la letteratura.

Una serata passata romanticamente tra le pagine di un grande autore e i movimenti romantici e nostalgici di quel linguaggio universale che è la danza.

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