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You and me and everywhere: dallo studio allo spettacolo. Conversazione con Mara Cassiani

You and me and everywhere: dallo studio allo spettacolo. Conversazione con Mara Cassiani

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Abbiamo incontrato Mara Cassiani e Mara Cerri alla Rotonda a mare di Senigallia a maggio, in occasione dello studio di You and me and everywhere. Ci avevano raccontato di questo loro lavoro (leggi la prima intervista), che sarebbe poi debuttato a luglio al Festival di Santarcangelo, in cui coreografia e video interagivano partendo dalle suggestioni dell’animazione Via Curiel 8 di Mara Cerri e Magda Guidi. Sono passati diversi mesi e abbiamo visto lo spettacolo nella sua versione integrale all’Hangartfest di Pesaro il 23 settembre. Davanti a un caffè Mara Cassiani ci ha raccontato il percorso che lei e Mara Cerri hanno attraversato per arrivare a un definitivo You and me and everywhere.

Dallo studio di You and me and everywhere allo spettacolo finale sono passati più di due mesi. Il lavoro è molto cambiato sia dal punto di vista “narrativo” che nell’interazione con il video: come avete lavorato nel periodo precedente al debutto?

foto di Matteo Ascani

In quei due mesi abbiamo testato l’everywhere, la moltiplicazione. Il pezzo nasceva con una genesi di una persona da un’altra, con un corpo più adulto che poi si moltiplicava, ogni persona era una parte della stessa storia o un’età della stessa persona. Conseguentemente, per tantissimi motivi che è difficile prevedere – anche tecnici –, la moltiplicazione è stata tolta; siamo tornate due e l’everywhere arriva come rottura. Il lavoro si è concentrato su questo doppio, in cui una persona più adulta accompagna l’altra: è la protagonista di Via Curiel 8 Emma che ripensa a se stessa bambina.
I video erano tutti già pronti, abbiamo lavorato di più sul livello narrativo, mentre prima erano più di atmosfera ed erano astratti; per cui in scena abbiamo un percorso simile a quello che si svolge in video dove c’è questa bambina che a sua volta nasce da queste macchie e vi scruta dentro, per guardare verso di noi e il pubblico. Questo sguardo si lega, a livello narrativo, all’animazione del libro di Via Curiel 8 in cui lei, ormai adulta, si ritrova bambina nella sua stanza, che è la camera dell’infanzia e dei ricordi; la attraversa con lo sguardo fino ad arrivare a una casa delle bambole, posta al centro della stanza, e concentrarsi su quell’oggetto che rappresenta una svolta narrativa; da li’ lei si dirige al muro, guarda attraverso la carta da parati e vede l’everywhere. Qui si lega anche il senso della grande malinconia di questo personaggio e della sua visione dell’infanzia, melanconica, infanzia come potenza di esperienze in cui ancora tutto è riscrivibile.

Infatti mentre prima il video era più energico, astratto e presentava una gamma di colori diversi, ora c’è una grande presenza di “nero” che richiama molto il malinconico; è un video molto più cupo rispetto a quello dello studio…

foto di Matteo Ascani

Penso che il lavoro raccolga tutto e penso che abbia raccolto un mio accadimento biografico che involontariamente e per sincronicità si è legato al lavoro. Il teatro è così… Quell’energia lì era nell’everywhere che si è modificato. Si è focalizzato il dialogo tra questi due personaggi che rappresentano le due età diverse di Emma. You and me and everywhere a livello coreografico si lega alla mia esperienza di danza butoh – che ho sperimentato per un anno – e che non pensavo di riprendere anche perché successivamente sono entrata nella Scuola di alta formazione per performer dello spettacolo dal vivo diretta dalla Societas Raffaello Sanzio e ho iniziato a lavorare sulla voce. E invece qui l’esperienza butoh è tornata molto forte, sia dal punto di vista concettuale – per esempio nel gioco delle morti e delle rinascite contenuto nello spettacolo –, sia a livello di “lentezza” perché il lavoro è diviso in due parti nette: dapprima c’è un riferimento proprio alla lentezza, a un mondo chiuso, intimo, poi c’è l’arrivo dell’everywhere in cui ci sono degli stimoli altri, come i colori, e l’accelerazione di tutta la parte coreografica vissuta solamente dal personaggio più giovane delle due.

La scena in cui si svolge il vostro dialogo coreografico rappresenta una stanza dei giochi, è disseminata da questi mascheroni, visi di animali enormi – ma c’è anche il volto di Giovanna tutta panna, del Barbapapà… Come è arrivata l’idea di inserire questi elementi/personaggi e quando avete deciso di utilizzarli in questa scala di grandezza che permette un inserimento parziale del vostro corpo al loro interno?

È stata un’idea che io ho proposto a Mara e che lei ha accolto molto bene. Avevo proprio voglia di inserire questi personaggioni della stanza di Emma, stanza che richiama quella di Via Curiel 8. Ci sembrava una cosa un po’ assurda, non sapevamo se farla o meno, anche perché all’inizio erano davvero enormi, la faccia di orso era molto più grossa e copriva il corpo fino al ginocchio. Dopo abbiamo ridimensionato in scala più piccola e nonostante questo rimangono ancora molto grandi, permettono di nascondere le braccia e avere un cambiamento fisico, una trasformazione.

Dal debutto di Santarcangelo alla presentazione di questo spettacolo all’Hangartfest è cambiato qualcosa nello sviluppo di You and me and everywhere?

Diciamo che ci siamo solamente trovate in due spazi molto differenti tra loro. La cosa che mi è piaciuta di più dello sviluppo di Pesaro è stato l’avvicinamento del pubblico, a Santarcangelo non sono riuscita a farlo, perché lo spazio era molto più grande e il pubblico era distante. A Pesaro lo spazio era raccolto, era la dimensione giusta e ho chiamato tutti vicino per rendere il pubblico più partecipe e immergerlo in quell’atmosfera, in quella relazione… Viviamo anche da dentro la relazione che abbiamo in scena io e Mara e ogni volta mi stupisco di questo fatto: noi entriamo nel nostro rapporto che esiste da 10 anni e manifestiamo un legame affettivo che ci riconduce a quei due personaggi, a quella dimensione di dialogo tra il personaggio adulto e l’infanzia, presente nel libro e non così evidente, ma su cui abbiamo deciso di concentrarci.

Rispetto allo studio, dove era più forte il riferimento a Picnic a Hanging Rock e c’era più astrazione e distanza tra voi due, nel lavoro finale c’è un contatto continuo. Come siete arrivate da questa astrazione a questo stretto rapporto di vicinanza?

foto di Matteo Ascani

Ci siamo focalizzate su quello che può essere un percorso diretto verso la propria infanzia, quindi sull’affetto che uno prova nei confronti della propria infanzia e la melanconia che poi io personalmente ritrovo in Via Curiel 8. Ho fatto le musiche per l’animazione e questo credo che abbia fortemente influenzato la mia visione in Via Curiel 8 perché per farle ho seguito le indicazioni di Mara e Magda che sulla parte delle stanze erano molto precise. Mi sono concentrata su degli oggetti che facevano parte del loro background infantile e che non risuonavano più nello stesso modo, erano tutti rotti, un po’ rovinati. Ho in mente questo ricordo del lavoro sulla musica che era molto intimo, ma che a livello sonoro era come qualcosa che non si completava mai, perché si andava a ricercare un ricordo che era rotto perché effettivamente tutti i giocattoli che ci siamo tenuti sono rotti! E in questo c’è la grande malinconia di non poter ritrovare ciò che era nella sua completezza. La parte della stanza è tutta chiusa su questi giochi, ricordi, personaggi, mentre poi quando si passa la membrana del muro arriva tutto il mondo esterno. Drammaturgicamente Mara si è affidata a me, ho dilatato e reso più intima la prima parte per poi fare entrare l’esterno negli ultimi cinque minuti attraverso il video e attraverso i colori, anche un po’ con una specie di confusione.

Mentre nello studio eravate entrambe immerse nell’everywhere, qui ci sei solo tu, mentre l’altra Mara è stesa a terra. Come è arrivato questo scarto?

È una sorta di abbandono, è quel sentimento di crescita, di quando ti ritrovi solo, quando quel senso di protezione che ti accompagna nei primi anni di vita a un certo punto si interrompe e arriva così… L’arrivo dell’everywhere era il momento di rottura del dialogo.

E ora che succede? Lo rifarete o ognuna è concentrata sui suoi singoli progetti?

Non sappiamo ancora quando lo rifaremo, ora dobbiamo riconcentrarci sui nostri progetti singoli, io su Uomo perfetto, Mara su un’altra animazione da fare insieme a Magda; in questo momento ci siamo dovute dividere. E adesso dobbiamo capire come reinserirlo tra i nostri singoli progetti.

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