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Vincent Van Gogh con Preziosi in residenza a Fermo

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“Sono entusiasta di questo teatro che è di una bellezza che non riesco a contenere, che vive di gente che ama andarci; è davvero il centro della città non solo per la sua collocazione fisica, ma per la sua vitalità”. Ha usato queste parole Alessandro Preziosi – durante la conferenza stampa che si è tenuta alla Sala della Rollina di Fermo – per ringraziare il Teatro dell’Aquila di Fermo che ospita in questi giorni la residenza di riallestimento dello spettacolo Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco con l’attore partenopeo nel ruolo del protagonista, diretto da Alessandro Maggi in scena sabato 20 e domenica 21 gennaio. La pièce, una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica, è stata scritta da Stefano Massini e si è aggiudicata il Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva”: un lampante esempio di quanto la drammaturgia contemporanea italiana sia viva e interessante, e come meriti di diventare una specie di “classico contemporaneo”. Alessandro Preziosi ha infatti specificato come sia rimasto folgorato dalla lettura di questo testo. “Quando ho chiuso l’ultima pagina dello scritto di Massini, in cui appunto il colore bianco è predominante, ho visto colore; e allora mi sono chiesto: perché una persona così viva come me si è immedesimata in un personaggio ossessionato dalla morte creativa?” L’attore ha pensato quindi di voler portare in scena il processo della creatività di Van Gogh, i suoi compromessi con la follia, la sua voglia di comunicare attraverso la pittura la sua sofferenza. “Sulla base di cosa un artista crea? Per essere presente nella sua eternità” ha chiosato Preziosi. Diretto da Alessandro Maggi, che ha sottolineato come la bella collaborazione che li lega sia costruttiva, e supportato da Tommaso Mattei, con cui insieme a Aldo Allegrini condivide l’avventura della compagnia di Khora.teatro volta a supportare e a investire nella drammaturgia contemporanea, l’attore ha raccontato il suo affetto per le Marche e per gli splendidi teatri che ne costellano il territorio.

Lo spettacolo Vincent Van Gogh è ambientato tra austere pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo. Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, lo spettacolo di Khora.teatro, in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

“Sospensione, labilità, confine. Sono questi i luoghi, accidentati e mobili, suggeriti dalla traiettoria, indotti dallo scavo. Soggetti interni di difficile identificazione – scrive Alessandro Maggi nelle note di regia -, collocati nel complesso meccanismo dell’organicità della mente umana. Offerti e denudati dalla puntuale dinamicità e dalla concretezza del testo, aprono strade a potenziali orizzonti di ricerca. La scrittura di Massini, limpida, squisitamente intrinseca e tagliente, nella sua galoppante tensione narrativa, offre evidentemente la possibilità di questa indagine. Il serrato e tuttavia andante dialogo tra Van Gogh – internato nel manicomio di Saint Paul de Manson – e suo fratello Theo, propone non soltanto un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana dell’artista, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso. Lo spettacolo è aperto contrappunto all’incalzante partita dialogica. Sottinteso. Latente. Van Gogh, assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebrale incarnata da Alessandro Preziosi, si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nella stanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto. E dunque, è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo di sfuggire all’immutabilità del tempo, all’assenza di colore alla quale è costretto, a quell’irrimediabile strepito perenne di cui è vittima cosciente, all’interno come all’esterno del granitico “castello bianco” e soprattutto al costante dubbio sull’esatta collocazione e consistenza della realtà. La tangente che segue la messinscena resta dunque sospesa tra il senso del reale e il suo esatto opposto”.

Accanto ad Alessandro Preziosi ci sono gli attori Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi e Vincenzo Zampa. Le scene e i costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, il disegno luci di Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta, le musiche di Giacomo Vezzani, la supervisione artistica di Alessandro Preziosi. La produzione è realizzata in collaborazione con Festival dei due mondi – Spoleto.

Dopo Fermo, lo spettacolo sarà ancora in scena nelle Marche il 27 marzo al Teatro Sanzio di Urbino e il 28 marzo al Teatro Persiani di Recanati.

 

 

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