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Da Scuola di Platea: gli articoli su Furioso Orlando #1

Da Scuola di Platea: gli articoli su Furioso Orlando #1

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Recensioni degli alunni del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi in occasione dello spettacolo Furioso Orlando per la regia di Marco Baliani, con Stefano Accorsi e Nina Savary.

Titolo: Furioso Orlando. Ballata in ariostesche rime per un cavalier narrante
Autore: liberamente tratto da Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
Regia: Marco Baliani
Interpreti: Stefano Accorsi e Nina Savary
Città: Jesi, Teatro Pergolesi 13-14 marzo 2012

Recensione di Andrea Biundo

Il Furioso Orlando, opera teatrale ideata da Marco Baliani, liberamente inspirata al poema cavalleresco dell’Ariosto, vede come protagonisti il magnifico Stefano Accorsi, attore italianissimo, e Nina Savary, splendida attrice francese, entrambi calati nei luoghi e nelle imprese dei grandi eroi ariosteschi. Grazie alla sublime interpretazione, lo spettatore si immerge fin dalle prime battute in un mare di parole e di versi dal sapore antico e delicato, tanto da non esserne mai sazio.

L’”incantamento” (per citare l’Ariosto) ammalia la platea, piega gli animi di coloro che lo contrastano e come un sottilissimo velo di seta cala un silenzio carico di pensieri. Come il mago Atlante, così il narratore trasporta l’anima catturata in un mondo magico e meraviglioso, denso di giostre e di amori, invero non molto distante dal nostro: nel teatro restano solo la carne e il silenzio. Questa melodia viene talora interrotta dalla potente voce di Nina che, proprio come Bradamante, scioglie l’incantesimo e, con pungente ironia, “pizzica” il mago-Accorsi: svanisce l’illusione, ripiomba nel corpo l’individuo, confuso e irritato. Dolci parole mettono in risalto gli aspetti più aspri dei versi di Ariosto, temi ancora attuali e, proprio come allora, spinosi: gli spettatori riflettono, indagano se stessi a caccia di risposte. Tuttavia l’abile narratore, dopo l’imbarazzo, con formule arcane, fa tornar l’attenzione su la vicenda, mettendo da parte qualsiasi riflessione.

Ed è in questo moto sussultorio che lo spettacolo ha luogo. A dar colore alla scena, oltre alle voci degli attori, vi sono le luci: le sfumature di verde rivelano un paesaggio boschivo, il blu oltremarino mostra un paesaggio ittico, ecc. Tutti questi colori lasciano posto improvvisamente al bianco che riporta l’osservatore nel teatro e introduce un momento di riflessione e di interruzione della narrazione. I suoni consento inoltre di rendere ancora più realistica la scena e rafforzano ancora di più la stretta del mago-Accorsi sulla nostra attenzione: la pioggia, il rumore del mare, il cavallo al galoppo. Ciononostante il suono più bello e melodioso uditosi nello spettacolo è stato il canto di Nina: con i suoi solfeggi ha sbalordito l’intero teatro, regalando a ciascuno un momento di estasi uditiva. Allo scoccare delle 23 l’incantesimo si è sciolto per l’ultima volta. Quando sono tornate le luci, il silenzio ha lasciato il posto a cascate di applausi, l’una più dirompente dell’altra. Ciascuno in cuor suo cercava invano di ricompensare gli attori delle emozioni e delle parole che essi gli avevano donato così egregiamente. Per cinque minuti Accorsi e Nina sono stati sommersi da lodi e apprezzamento, la cosa che più contava per loro: l’amore del pubblico.

Il mio giudizio sullo spettacolo è alquanto scontato: attori perfetti, effetti scenici assai appropriati, l’attenzione dello spettatore non è mai venuta meno. Quando poi ripenso a quella sera, allo spettacolo, alle scene, non posso fare a meno di pensare che l’unico vincitore, l’unica vera star, invisibile ma ovunque sulla scena, è stato proprio lui: l’Ariosto.

Recensione di Chiara Cardinali

L’ Orlando Furioso di Stefano Accorsi, rappresentato il 13 e il 14 marzo 2012 presso il Teatro Pergolesi di Jesi, è stato un successo di grande portata, tanto da suscitare gli applausi dell’intero auditorium. Le personalità dei due giovani attori, messe in gioco dalla coinvolgente narrazione, hanno saputo interagire con il loro pubblico creando un’atmosfera di antica magia cinquecentesca, alleggerita dall’ironia, propria dello stesso Ariosto, che è stata fedelmente riprodotta. Un teatro che ride, attende e sospira alle battute in scena. Dunque si è trattato di un lungo lavoro da parte dei giovani artisti e attori Stefano Accorsi e Nina Savary, i quali già dall’anno scorso avevano pensato di riprodurre in scena il capolavoro dell’Ariosto, aiutati nella regia e nelle luci da Marco Baliani.

La scena si apre nella penombra, dove la voce profonda dell’Accorsi richiama subito l’attenzione, per poi unirsi a quella determinata della compagna. A grandi linee, ma trasportati da un’enfasi profonda, i due attori narrano il poema lasciando però il pubblico senza un vero e proprio finale, invitando infatti gli spettatori a leggere la versione integrale. Ma proprio per questo, è stato un finale riuscitissimo: il pubblico ha ben ascoltato tutto il racconto ed il suo interesse è stato proiettato verso quell’opera dinamica e coinvolgente.

Il palco è come circondato da una pedana a ferro di cavallo che lascia cadere l’attenzione esclusivamente sul narratore che fa partecipe se stesso e il suo pubblico dei sentimenti e delle vicende narrate. L’attrice invece crea una sorta di sfondo nell’atmosfera creata da Accorsi e vi partecipa attivamente ora come seconda voce che alleggerisce la tensione della scena, ora producendo lei stessa un sottofondo sonoro, al fine di un maggiore coinvolgimento. E proprio in qualità di seconda figura si tiene sempre ai margini della scena intonando canti o suonando gli strumenti più vari, dal pianoforte al nastro di carta, dal tubo di sassolini alla chitarra. Anche le luci sono concentrate maggiormente sul narratore. Tutto sul palco risulta funzionale al coinvolgimento del pubblico e la grande varietà di espedienti permette di non rendere ripetitiva la narrazione. Nonostante la presenza di due sole figure la scena risulta efficacemente dinamica e capace di suscitare emozioni. La rappresentazione scorre appassionante ma sempre leggera. Dunque una riproduzione efficace e interessante per un pubblico che si trova ad assistere alla spettacolare messa in scena della fiaba ariostesca densa di novità continue.

 


 

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