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Tappa ad Ascoli Piceno per la maratona di Latella

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foto di Brunella Giolivo
foto di Brunella Giolivo

“Only the brave”: potrebbe iniziare con questo motto il racconto della maratona Francamente me ne infischio. 5 movimenti liberamente ispirati a “Via col vento” di Margaret Mitchell portata in scena dal pluripremiato regista Antonio Latella. “Only the brave” perché questo appuntamento, ospitato al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno il 29 marzo 2014, è iniziato alle ore 16 ed è terminato alle ore 23.15. Ci vuole coraggio, dirà chi non si è perduto questa occasione; noi diciamo che ci vuole soprattutto passione e curiosità per lasciarsi stupire e per poter sentir dire dal pubblico, una volta usciti dall’ultimo movimento, che ne valeva la pena. Gli spettatori si sono “spellati” le mani per applaudire e chiamar fuori più e più volte le tre bravissime attrici – Caterina Carpio, Candida Nieri e Valentina Vacca – che sole sul palco hanno affrontato le 5 ore di spettacolo, donandosi completamente, regalando delle interpretazioni strepitose (e non è un caso che il trio si è aggiudicato la prestigiosa statuetta Ubu 2013 per Migliore Attrice Protagonista).
E così, Twins, Atlanta, Black, Match e Tara, i cinque movimenti di un’ora ciascuno che nella loro totalità compongono Francamente me ne infischio, hanno fatto immergere lo spettatore nella nazione americana e soprattutto nelle sue contraddizioni. Infatti, non si può dire che lo spettacolo sia una mera trasposizione del famoso romanzo Via col vento, reso celebre dall’omonimo film del ’39 da Victor Fleming – film che è stato proiettato la sera precedente lo spettacolo all’Auditorium Fondazione Carisap di Ascoli Piceno per far entrare ancor meglio gli spettatori nel mondo della protagonista Rossella O’Hara; Antonio Latella – Premio Ubu 2013 alla miglior regia – utilizza la nota trama come un pretesto per scardinare una società imbevuta di contrasti e incoerenza, allora come oggi.

foto di Brunella Giolivo
foto di Brunella Giolivo

Ed è per questo che nelle note di regia scrive: “Rossella O’Hara è una giovane donna capricciosa e senza scrupoli che affronta tutte le difficoltà con spirito di conquista, incapace come il suo popolo di riconoscere la sconfitta anche quando se la trova davanti. Rossella si appresta ad andare incontro al futuro, pensando che dopotutto «domani è un altro giorno». Tutto gira attorno a lei, tutti parlano di lei, tutti la descrivono in modo meraviglioso e poi la distruggono. Attraverso di lei si racconta una folle storia d’amore e l’epopea di una nazione. Rossella è brutta ma bella. Rossella è una bambina. Rossella è la menzogna. Rosella è una donna testarda. Rossella è la smorfia, è il sorriso. Rossella è la paura di restare zitella. Rossella è la donna che non vuole sposarsi per restare libera. Rossella è la moglie che nessun uomo vorrebbe, ma che tutti sposano. Rossella è l’incapacità di essere madre. Rosella è la madre di tutti i figli che non sono suoi. Rossella è l’America.”

Antonio Latella racconta così un paese attraverso l’evoluzione di un personaggio che non raggiunge mai la maturità, incapace di essere moglie, vedova e madre; dove il sogno americano che ci presenta è costruito sull’arrivismo, sulla sete di successo e denaro, sugli eccessi – come il troppo bere, che torna nelle bandiere imbevute di Jack Daniel’s – sulla prevaricazione dell’altro e degli altri popoli (splendido il terzo movimento, Black, nel suo urlo di riscatto dei popoli neri e nativi del luogo), sulla competizione e sull’individualismo; sull’ansia e sulla depressione che rende immobili e incapaci di fare qualsiasi mossa. Il lungo viaggio che parte da Twins e termina a Tara è costruito infatti su un progressivo immobilismo: se inizialmente Rossella è una bambina capricciosa schiava del sogno americano, che non riesce a star ferma (impossibile qui non citare lo strepitoso coach di movimenti Francesco Manetti che ha lavorato con le attrici nella preparazione), circondata da icone e simboli pop che appartengono a quel mondo, al termine dello spettacolo Rossella è restituita dalle tre attrici che compiono gesti rallentati, sono tre corpi congelati, racchiusi in una casa gabbia da cui non c’è via di uscita. L’America ha tradito il suo sogno più grande.

Qui potete trovare lo storify che racconta tutta la giornata in compagnia di Francamente me ne infischio a Ascoli, con foto, interviste al pubblico e sensazioni che questo spettacolo ha lasciato al Teatro Ventidio Basso e alla sua città: https://storify.com/plateaviva/francamente-me-ne-infischio

 

 

 

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