Home Feedback Riflettendo su Antropolaroid di Tindaro Granata
Riflettendo su Antropolaroid di Tindaro Granata

Riflettendo su Antropolaroid di Tindaro Granata

1
0

Il progetto di formazione Scuola di Platea ormai sembra non aver stagione. Giovanni Berbellini, giovane studente di Fermo, ha seguito il Festival Open Sea a S. Benedetto del T. e ci ha inviato le sue impressioni sullo spettacolo Antropolaroid di Tindaro Granata.

Recensione a Antropolaroid – di Tindaro Granata

Una voce cristallina rompe il silenzio, in un attimo le luci si alzano e il palco si riempie. Si riempie degli innumerevoli personaggi portati in scena da Tindaro Granata: è Antropolaroid. Un unico interprete, ma non è questa l’impressione. Piuttosto quella di tanti caratteri diversi, come quelli di un film, un film privo di immagini ma gonfio di parole, toni, espressioni, voci, dialoghi che si susseguono e si intrecciano fino a creare un quadro completo. Si tratta dell’albero genealogico del protagonista: a partire dal bisnonno omonimo, che sceglie la via del suicidio per sviare a problemi di salute, per arrivare allo stesso Tindaro, giovane diciannovenne che parte per andare a “fare l’attore”. Personaggi che si adoperano per colorare una Sicilia volutamente vicina agli stereotipi che ancora oggi la caratterizzano, quasi per non dimenticare delle tristi realtà, «di cui ci si accorge solamente – ci racconta lo stesso protagonista – una volta partiti».

La percezione è quella di non potersi distrarre, di non avere la vista e l’udito liberi di vagare e di allontanarsi, si rimane incollati alla poltroncina in un fiume di sensazioni e di riflessioni da condividere.
Le pause sono brevi, i dialoghi rapidissimi, come manovrati da un’essenza suprema che detta a chi dare voce; ma ripensandoci, chiudendo gli occhi per un istante dalla scena che la nostra fantasia ha creato, tutto è uno, o meglio, TUTTI sono uno. Il palco è così spoglio e vuoto che la scenografia ci appartiene, unica, ricreata esclusivamente dall’immaginazione e suggerita da queste marionette solo-voce che vi si muovono dentro.

Ogni singolo gesto, parola, azione si carica di un’importanza affettiva tipica di chi porta a teatro un pezzo di sé e della propria storia. Tutto è visibilmente frutto di uno studio accurato e profondo che rende il pubblico partecipe di quella memoria familiare che ci appartienee che è destinata a scomparire.

Visto al Teatro Concordia in occasione del Festival Open Sea 2012, S. Benedetto del T.

 Giovanni Berbellini

 

 

 

 

 

(1)

LEAVE YOUR COMMENT

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *