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I fratelli Servillo in scena con Le voci di dentro

I fratelli Servillo in scena con Le voci di dentro

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foto di Fabio Esposito

Al Teatro Rossini di Pesaro e al Teatro dell’Aquila di Fermo la stagione teatrale 13.14 si è aperta con un grande spettacolo: Le voci di dentro per la regia di Toni Servillo. Tra le mani del regista e attore pluripremiato, volto noto del cinema italiano e internazionale, la celebre pièce di Eduardo De Filippo, scritta nel 1948, è diventata uno spettacolo imperdibile già richiesto e prenotato nei teatri di tutto il mondo. Mantenendo un’atmosfera sospesa fra realtà e illusione, Le voci di dentro rimesta nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, interrogando gli stessi spettatori. Tutte le repliche marchigiane hanno visto il sold out e un successo di pubblico incredibile: lo spettacolo è stata accolto calorosamente, anche grazie a uno strepitoso allestimento e una brillante compagnia di bravissimi attori.

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È una nera commedia di sogni, ombre, visioni, incubi notturni, Le voci di dentro. Vi si annidano le anime dei morti senza pace, si insinuano nei pertugi della casa e dispettosamente negli abiti da indossare, nella cravatta che non si riesce ad annodare. (…) Siamo di fronte a uno specchio deformante e l’immagine deforme che vediamo riflessa ci interroga. La cosa di cui ci parla è la banalità del male. Qui nessuna ‘anima buona’ è rimasta, nessun dio scenderà sulla terra a salvarla. Nessuna consolazione è possibile.
Gianni Manzella,Il Manifesto

Almeno il teatro ci regala ancora soddisfazione. Ce la regalano i fratelli Servillo perché al fianco del più famoso Toni c’è per la prima volta Beppe (il cantante degli Avion Travel), che gli fa da perfetta spalla, e sono duetti impagabili. Un omaggio a Eduardo De Filippo con quella che è la più strana, funambolica e inquietante sua commedia, Le voci di dentro, tutta giocata sul paradosso e sul visionario che ci riporta al clima morale di quando fu concepita, nel 1948.
Domenico Rigotti, Avvenire

L’attore-regista torna a un’opera di Eduardo confermando di avere una particolare consonanza con la scrittura dell’illustre conterraneo: anzi, Servillo dimostra di avere raggiunto una piena maturità artistica, allestendo uno spettacolo che è un capolavoro di equilibrio e di finezza poetica, la perfetta espressione di uno stile personalissimo sospeso fra tradizione e innovazione.
Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore

La scelta di intrecciare la fratellanza della vita con quella della scena è suggestiva, ma ciò che conta è quella specialissima verità della finzione che porta i fratelli Servillo fuori dagli schemi più banali della recitazione: cosa già risaputa in Toni, qui all’inizio programmaticamente eccessivo poi via via sempre più misurato, estraneo; una sorpresa in Peppe, aggressivo e insinuante con esemplare minimalismo. Cappello e bastone, l’incedere insicuro, sono due Charlot meno innocenti, Vladimiro e Estragone più mostruosi, maschere perfette per incarnare quell’irresponsabilità morale di cui parla Eduardo e che Servillo ha voluto sottolineare in uno spettacolo non per niente aperto e chiuso con una persona immersa nel sonno. Se non della ragione, almeno del buon senso.
Anna Bandettini, la Repubblica

La regia di Servillo ben sa vedere l’umanità ‘barbarizzata’ in preda a dubbi, alla mistificazione, all’illusione per rivelare il tragico della vita che traspare dietro una facciata di ‘normalità’. Il riso diventa stridore, la farsa lascia il passo al dramma, il grottesco e il sublime si affrontano in questo teatro che fa di Napoli una metafora del mondo. Da vedere.
Magda Poli, Il Corriere della Sera

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